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  • I valdesi nel sud Italia
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  • Giovan Luigi Pascale e la Riforma
Gian Luigi Pascale - mostra su Guardia Piemontese


Con l’adesione alla Riforma i valdesi modificarono comportamento ed organizzazione ecclesiastica, spinti dal desiderio di manifestare apertamente la propria fede, nonostante alcuni barba li incitassero ad una maggiore prudenza. Nel 1557, su richiesta delle comunità del Mezzogiorno, dal Piemonte giunsero in Calabria due ministri riformati delle valli piemontesi, Stefano Negrin e Giacomo Bonelli. L’anno successivo furono richiesti alla Chiesa riformata italiana di Ginevra dei predicatori «dotati di coraggio e prudenza necessaria». Per l’incarico fu scelto il cuneese Giovanni Luigi Pascale, uomo di spessore intellettuale e slancio evangelico, predicatore e traduttore della Bibbia.
Nella primavera del 1559 Pascale raggiunse la Calabria in compagnia di Bonelli, Negrin e alcuni profughi calabresi, in un clima di tensione causato dai crescenti timori dell’Inquisizione romana. Questa, in accordo con il Viceré di Napoli, invitava i feudatari a denunciare la presenza di “eretici” nelle loro terre. La predicazione appassionata di Pascale, che incitava i valdesi a non nascondere le proprie convinzioni di fede, accese l’entusiasmo di molti, ma suscitò anche timori di persecuzione e ostilità fra le famiglie più benestanti, preoccupate di perdere le posizioni conquistate.
Costretto ad abbandonare San Sisto per l’opposizione che si era creata nei suoi confronti, si spostò a La Guardia. Catturato per intervento del signore locale, Salvatore Spinelli, fu interrogato dal vicario dell’Inquisizione, incarcerato nel castello di Fuscaldo (per otto mesi), poi trasferito a Cosenza, Napoli e infine a Roma dove il 16 settembre del 1560 fu bruciato sul rogo nella piazza di Castel Sant’Angelo. Le sue lettere dal carcere (agli amici di Ginevra, ai valdesi di Calabria, al fratello e alla fidanzata), presto raccolte e pubblicate, circolarono in mezza Europa.
I suoi compagni andarono incontro ad una fine simile. Bonelli fu arrestato e arso vivo in Piazza dell’Ucciardone a Palermo il 18 febbraio del 1560. Negrin, arrestato, fu portato a Cosenza e condannato a morte.

 

Immagini
  1. Pascale da Hist. Der Martelaren
  2. Processo verbale della morte di Gian Luigi Pascale redatto dalla Confraternita di S. Giovanni Decollato; Archivio di Stato di Roma:

“1560. Domenica sera addì XV visita ore una incirca di notte sendo stati giamati andammo in tore di nona dove era stato condannato a morte Gio. Luigi Pasqali di Cunio di Piemonte, il quale era luterano perfido nemmaj volse confessarsi ne udire messa nekando ogni S.o divino precetto e sagramento, inquale sua pertinacia restò e lunedì mattina addi XVI detto fu condotto in ponte dove fu abruciato e si fecie le appresso spese

A sagrestanY e fattore            baiocchi          45
Per un viaggio a facchini         baiocchi          25
Per una foglietta di vino          baiocchi            5

La cenere di detto Gio. L.P. non si ricolse altrimenti”.

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