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Espulso da Lione, il movimento si disperde in ogni direzione, dando luogo ad un profondo rinnovamento spirituale. Scomunicati dalla chiesa romana, i "Poveri di Lione" vivranno la loro fede cristiana in clandestinità per oltre tre secoli, esclusi dalla chiesa, bollati come "eretici" da combattere ed estirpare.

Con il passare del tempo, si forma nei valdesi la coscienza di essere ormai una comunità cristiana autonoma, con una sua identità precisa, contrapposta a quella di Roma. Caratteristiche del loro pensiero sono il rifiuto del giuramento e della menzogna, letti alla luce della parola evangelica. Altro elemento fondamentale è la negazione del Purgatorio: nella vita esistono due sole vie, il peccato o la grazia; non esistono prove di appello, intercessione dei santi, messe in suffragio.
Viene contestata anche l'autorità della chiesa di Roma, a quel tempo fondata sulla cosiddetta "donazione di Costantino". Secondo una leggenda, nel IV secolo l'imperatore romano Costantino, ammalatosi gravemente, fu guarito da Silvestro, vescovo di Roma. In segno di riconoscenza, Costantino gli conferì tutti i diritti imperiali sulla parte occidentale del suo regno. Sulla base della "donazione di Costantino", la chiesa di Roma si apre al compromesso con il potere politico e rivendica il diritto di esercitare non solo il potere spirituale, ma anche quello temporale. I valdesi vedono in questo un tradimento della missione apostolica da parte di una chiesa che si fa dominatrice e non "serva" dei poveri e degli umili.
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